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POSSIBILE UNA CRISI PROLUNGATA E PROFONDA NEI MERCATI EMERGENTI

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Communiqué de presse n°:99/2121/S

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WASHINGTON, 7 aprile 1999 — Secondo il Global Development Finance 1999, pubblicato oggi dalla Banca Mondiale, nel 1999, i tassi medi di crescita nei paesi in via di sviluppo e nelle economie in transizione scenderanno ad un minimo dell’1,5 percento, il che costituisce un calo dall’1,9 percento del 1998 e dal 4,8 percento del 1997, e il tasso di crescita più basso dal 1982.

"Questa previsione scura è la conseguenza del rallentamento della crescita commerciale, del calo dei prezzi dei beni di consumo e dei finanziamenti a lungo termine, che ha colpito la maggior parte dei paesi in via di sviluppo," sostiene Joseph Stiglitz, Chief Economist e Senior Vice President della Banca Mondiale.

Nel 1998, la crisi finanziaria globale – che ha avuto inizio in Asia orientale, si è estesa alla Russia ed ha avuto effetti in Brasile - ha rallentato la crescita commerciale mondiale al 4,6 percento, dal 10 percento del 1997. I prezzi delle esportazioni dei prodotti primari, con l'esclusione del petrolio, sono scesi del 16 percento. E i finanziamenti netti a lungo termine sono calati nella misura di 58 miliardi di dollari, mentre lo spread dei tassi di interesse per questi prestiti è salito alle stelle. Sebbene l'impatto di questi fattori vari molto a seconda dei paesi, il loro effetto concomitante è probabilmente la causa della riduzione, nel 1998, nei paesi in via di sviluppo, della domanda generale del 3 o 4 percento dai livelli raggiunti nel 1997.

Il rapporto della Banca Mondiale indica che, nel 1998, il flusso dai mercati di capitali internazionali verso i paesi in via di sviluppo è sceso a 72 miliardi di dollari, dai 136 miliardi di dollari del 1997, in quanto gli investitori in obbligazioni, portafogli azionari e prestiti bancari a lungo termine si sono ritirati dai mercati emergenti (vedi grafico, pagina 1). Gli investimenti esteri diretti nelle economie in via di sviluppo sono stati più resistenti, scendendo meno del 5 percento nonostante il declino della produzione globale e della crescita commerciale. I paesi a basso reddito hanno doppiamente sofferto, per la diminuzione del flusso di assistenza e per il crollo dei prezzi della esportazione dei loro prodotti.

Probabilità di un recupero più lento nei paesi in via di sviluppo

 

A seguito della riduzione dei tassi di interesse nei paesi industriali e del forte stimolo fiscale e dei pacchetti di ristrutturazione finanziaria attuati in Giappone, negli ultimi mesi il rischio di una profonda recessione globale è diminuito. Tuttavia è probabile che la crisi peggiori e continui nei mercati emergenti per un periodo più lungo del previsto.

È probabile che i prezzi dei beni di consumo rimangano bassi nel 1999 e per gran parte del 2000, a causa della diminuzione della domanda e dell'eccesso dell'offerta di alcuni prodotti e a causa dei progressi tecnologici e delle riforme dei mercati, nonché del deprezzamento della valuta nei principali paesi esportatori. Nel quarto trimestre del 1998, la crescita graduale di anno in anno del commercio mondiale era quasi nulla, ma è probabile che il commercio mondiale si riprenda gradualmente nel corso di quest'anno con la stabilizzazione o la crescita dei paesi asiatici colpiti dalla crisi.

I finanziamenti esteri permangono limitati e, per la maggior parte, sono indirizzati ai contraenti più degni di fiducia ed a tassi di interesse elevati. Molti paesi in via di sviluppo, perciò, saranno obbligati a seguire delle politiche restrittive per adeguarsi alla ridotta capacità di importazione. È improbabile che nei paesi in via di sviluppo, complessivamente, i tassi di crescita del 4,5-5 percento vengano ripristinati prima del 2001.

Il deterioramento del clima esterno ha messo in luce i problemi nazionali e ridotto la fiducia degli investitori. In paesi come l'India, la Turchia, il Brasile e la Russia i deficit fiscali persistono in forma cronica. La ristrutturazione aziendale e finanziaria nei paesi asiatici maggiormente colpiti dalla crisi rimane uno dei principali ostacoli alla crescita. Tra le altre regioni, nell'Africa sub-sahariana le prospettive di crescita sono ostacolate da crescenti conflitti sia interni che internazionali.

Permane un notevole rischio massimo di perdite, con particolare incertezza derivante dalle implicazioni dei recenti sviluppi in Brasile, dal timore di una ripresa delle pressioni protezionistiche e dalla possibilità di un più acuto rallentamento economico nei paesi industrializzati.

La crisi ha modificato il clima per il flusso di capitali privati

 

La crisi finanziaria ha enormemente accresciuto la percezione del rischio nei mercati emergenti da parte degli investitori. La moratoria del debito russo ha indotto gli investitori a "fuggire verso la qualità" verso ciò che essi percepiscono come il mercato azionario ed obbligazionario più sicuro nei paesi industrializzati. I nuovi prestiti e finanziamenti obbligazionari verso i paesi in via di sviluppo sono scesi a soli 10 miliardi di dollari al mese in agosto e in settembre, un lieve rialzo rispetto alla metà della media mensile del primo semestre dell'anno.

Gli spread dei tassi di interesse per il debito sovrano dei mercati secondari, un indicatore fondamentale dell'accesso ai mercati di capitale, sono aumentati a livelli mai visti dalla crisi del Peso messicano del 1995. Le emissioni di azioni internazionali sono crollate fino quasi a zero in agosto e in settembre, e i prezzi del mercato azionario sono scesi in tutti i maggiori mercati emergenti. Nonostante la lieve ripresa dei mesi passati del volume dei finanziamenti, dei prezzi degli spread e delle azioni, l'accesso dei paesi in via di sviluppo ai mercati finanziari internazionali permane limitato.

Nel 1998, il flusso netto dei mercati di capitale internazionali verso la maggior parte dei paesi in via di sviluppo dei principali beneficiari di prestiti, è crollato. Il flusso netto verso l'Est Asiatico ha registrato una netta flessione, sebbene la Cina abbia conservato l'accesso al mercato grazie al basso livello di indebitamento esterno, le abbondanti riserve e l'eccedenza nei conti correnti. L'America Latina ha registrato il calo maggiore del flusso netto dai mercati di capitale. Il flusso debitorio dai creditori privati era solo di 18 miliardi di dollari, nel 1998, sceso dai 47 miliardi di dollari del 1997. A seguito della crisi russa, nel 1998 il flusso netto verso l'Europa e l'Asia Centrale è sceso a 23 miliardi di dollari, dai 28 miliardi di dollari del 1997. Il flusso netto dei mercati di capitale verso l'Africa Subsahariana è rimasto marginale, con il Sudafrica unico maggiore ricevente. Al contrario, il flusso dai mercati di capitale verso il Medio Oriente e il Nord Africa è aumentato dai 3 miliardi di dollari del 1997 ai 10 miliardi di dollari del 1998. Ciò si è verificato in quanto alcuni esportatori di petrolio hanno chiesto prestiti per limitare l'impatto del calo del prezzo del petrolio sulle loro spese.

La ripresa del flusso di capitali potrebbe essere lenta. Sebbene il flusso dai mercati di capitali internazionali possa registrare una ripresa dai bassissimi livelli di fine anno, con tutta probabilità sarà più basso quest'anno rispetto al 1998. Ciò si deve, in parte, al deterioramento della valutazione creditizia, con solo 15 paesi in via di sviluppo considerati oggi meritevoli di investire, scesi dai 21 di prima della crisi. La crisi dell'est asiatico ha messo in evidenza il pericolo che un sistema bancario debole ed alti livelli di debito del settore privato pongono al flusso dei capitali, mentre la crisi russa ha sottolineato il potenziale per perdite di capitale negli investimenti nei mercati emergenti.

"Molti paesi in via di sviluppo stanno tentando di ottenere prestiti per compensare la caduta nelle esportazioni," dice Uri Dadush, Direttore del Development Prospects Group della Banca Mondiale, "tuttavia, anche se la liquidità mondiale è abbondante, il flusso di fondi verso tali paesi è frenato dalla percezione del rischio. Ed è difficile che tale situazione cambi rapidamente."

 

Gli investimenti diretti esteri si sono dimostrati resistenti

 

Gli investimenti esteri diretti hanno mantenuto livelli alti nonostante il deterioramento del clima economico mondiale e nonostante le crescenti preoccupazioni da parte degli investitori riguardo al rischio dei mercati emergenti. Nel 1998, il flusso di tali investimenti verso i paesi in via di sviluppo ha raggiunto i 155 miliardi di dollari, una flessione marginale dal livello record di 163 miliardi di dollari raggiunto nel 1997. Inaspettatamente, alcuni dei paesi colpiti dalla crisi dell’est asiatico, nonostante gravi recessioni, hanno registrato un aumento degli investimenti esteri diretti, attratti dal crollo dei prezzi dei beni nazionali, dal massiccio deprezzamento dei tassi di cambio e dall’atteggiamento più positivo verso gli investimenti esteri. In alcuni di questi paesi, i merger e le acquisizioni sono in aumento, in quanto le aziende nazionali ricercano maggiore accesso a finanziamenti ed assistenza nella fase di ristrutturazione, a seguito della crisi. Con tutta probabilità, gli investimenti esteri diretti permarranno la maggiore fonte finanziaria per i paesi in via di sviluppo per il prossimo futuro. Tuttavia, la crisi finanziaria ha ridotto le prospettive di crescita degli investimenti esteri diretti a medio termine, per via del rallentamento della produzione e del commercio globale e dei suoi effetti sulla redditività.

Il livello degli aiuti ufficiali rimane basso

 

Nel 1998, l’assistenza concessionale è rimasta a 33 miliardi di dollari, un terzo al di sotto del livello del 1990, in termini reali. L’assistenza allo sviluppo ufficiale dai paesi OCSE si è ridotta al solo 0,22 percento del PNL aggregato (vedi grafico), rispetto allo 0,35 percento del 1990. Nonostante nel 1998 si abbiano avuti alcuni sviluppi positivi—per primo l’accordo tra paesi donatori sul finanziamento dell’International Development Association (Associazione per lo Sviluppo Internazionale, IDA, l’associata della Banca Mondiale che concede prestiti agevolati) e l’African Development Bank e i progressi conseguiti nella riduzione dell’onere debitorio dei paesi più poveri e indebitati—le prospettive per gli aiuti ufficiali restano scoraggianti.

"Il calo degli aiuti costituisce un fatto particolarmente triste nel momento in cui l’attuazione di alcuni miglioramenti politici in molti dei paesi a basso reddito sta rafforzando il loro potenziale di utilizzare gli aiuti in maniera efficace," sostiene William Shaw, Task Manager per Global Development Finance 1999.

Il Futuro

Global Development Finance 1999 prevede che la produzione globale rallenterà ulteriormente nel 1999, con un incremento dell’1,7 percento, sceso dall’aumento dell’1,9 percento del 1998. In Europa, la crescita potrebbe rallentare. Secondo le previsioni, alcuni grandi paesi in via di sviluppo, come la Cina, l’India e il Messico, dovrebbero sopportare relativamente bene difficile congiuntura. Tuttavia, alcune economie dell’America Latina, alcuni paesi dell’ex Unione Sovietica e gli esportatori di petrolio in Medio Oriente e in Africa dovranno affrontare la stagnazione o la diminuzione della produzione. Pertanto, è difficile che i tassi di crescita globali tornino ad andamenti storici prima del 2001.

Il resoconto completo e il materiale esplicativo saranno disponibili a partire dal 30 marzo 1999 in un sito internet il cui accesso è protetto da parola d'ordine. Per richiedere la parola d'ordine, inoltrare domanda online presso il seguente indirizzo (http://www.worldbank.org/prospects/gdf99/) oppure inviare un email a CEysenck@worldbank.org.




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