Contatti: Christopher Neal(202) 473-7229 Cneal1@worldbank.org Cynthia Case (TV/Radio) (202) 473-2243 Ccase@worldbank.org WASHINGTON, 10 gennaio, 2005 —Quasi il 70 per cento dei poveri dei paesi in via di sviluppo vive nelle campagne e quindi le riforme del settore agricolo - in particolare la liberalizzazione degli scambi a livello globale - saranno di importanza cruciale per dar loro un'opportunità per una vita migliore, secondo un nuovo rapporto di Banca Mondiale pubblicato oggi. Il rapporto, Global Agricultural Trade and Developing Countries (Gli scambi agricoli globali e i paesi in via di sviluppo), redatto da M. Ataman, Aksoy e John C. Beghin, nota che, nonostante il recente accordo quadro di Ginevra, il protezionismo in agricoltura continua ad essere una delle questioni più controverse dei negoziati sugli scambi globali. L'alto livello protezionistico in agricoltura nei paesi industrializzati era stato la causa principale dell'interruzione della riunione dei Ministri a Cancún del 2003 e resta una delle questioni chiave ancora in sospeso del Doha Round dei negoziati sul commercio globale. I paesi in via di sviluppo hanno aumentato la produttività agricola, ma tali aumenti non potranno tradursi completamente in riduzione della povertà a meno che i paesi industriali ed alcuni paesi a medio reddito non riducano la protezione al commercio agricolo, sostiene il rapporto. In assenza di una riduzione del protezionismo in questi paesi, l'aumento della produttività agricola causerà invece un surplus produttivo e l'abbassamento dei prezzi per molti prodotti, minando gli sforzi dei paesi poveri competitivi, volti ad aumentare le esportazioni e il reddito agricolo. Inoltre, induce un aumento del protezionismo a livello globale. Secondo il rapporto, non à difficile identificare le migliori opzioni in termini di politiche, ma la fattibilità delle riforme dipende dal potere degli interessi acquisiti e dalla capacità dei governi di trovare soluzioni di compromesso che siano efficaci nel raggiungere molteplici obiettivi, quali la sicurezza dei prodotti alimentari, il trasferimento di redditi ed la diffusione di prodotti agricoli di più alto valore. "Nell'industria manifatturiera, il protezionismo ha subito un calo a livello mondiale in seguito a sostanziali riforme delle politiche commerciali, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, molti paesi industrializzati e in via di sviluppo continuano a proteggere fortemente l'agricoltura, recando grande danno, specialmente ai poveri del mondo ," ha detto François Bourguignon, Senior Vice President e Chief Economist della Banca Mondiale. "In agricoltura, la crescita ha un effetto straordinariamente positivo sulla riduzione della povertà , perché oltre la metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo vive nelle campagne, dove c'à il tasso di povertà più alto. Questo rapporto indica chiaramente la necessità di una liberalizzazione commerciale globale coordinata, se vogliamo aiutare in maniera significativa i poveri delle zone rurali". Molti paesi in via di sviluppo ricorrono alle riforme, mentre resta alto il protezionismo nei paesi industrializzati Mentre il protezionismo rimane alto nei paesi industrializzati, molti paesi in via di sviluppo hanno liberalizzato in maniera significativa il loro settore agricolo. Negli anni '90, le tariffe agricole medie, principale fonte di protezione nei paesi in via di sviluppo, sono diminuite dal 30 per cento al 18 per cento. Inoltre, molti di questi paesi hanno eliminato altre forme di restrizione all'importazione con la svalutazione dei tassi di cambio, l'abbandono dei sistemi di tassi di cambio multipli che penalizzavano l'agricoltura e l' eliminazione di quasi tutte le imposte sulle esportazioni. Ma in molti paesi a medio reddito, specialmente nel settore alimentare, à cominciato ad aumentare il "protezionismo di reazione" in risposta al sostegno dei paesi industrializzati ai produttori agricoli. Il rapporto mette in evidenza che i paesi a basso reddito hanno visto crescere le eccedenze del commercio agricolo sia con i paesi in via di sviluppo a reddito medio che con i paesi industrializzati. Ma i paesi in via di sviluppo a basso reddito ora esportano di più nei paesi a medio reddito che in quelli dell'Unione Europea, il loro maggior mercato di esportazione all'inizio degli anni '80, mentre sono diminuite le eccedenze del commercio agricolo dei paesi a medio reddito. Tra i paesi industrializzati, il Giappone ha registrato il deficit più alto nel commercio agricolo (quasi 50 miliardi di dollari USA nel 2000-2001), mentre l'Unione Europea, una volta maggior acquirente netto di prodotti agricoli, ha registrato una diminuzione del suo deficit; e il surplus del commercio dei paesi NAFTA con il resto del mondo si à considerevolmente ridotto. Inoltre, le proiezioni contenute nel rapporto indicano che, senza riforme significative, le eccedenze degli scambi agricoli dei paesi industrializzati aumenteranno, mentre i paesi in via di sviluppo si troveranno di fronte a deficit crescenti nel campo dell'agricoltura che aggraveranno la povertà rurale. Chi vince e chi perde con le riforme del commercio agricolo Il rapporto identifica i punti chiave delle politiche che distorcono la concorrenza e chi saranno i probabili vincitori e perdenti in conseguenza alle riforme a livello globale, compresi i produttori, i consumatori, i contribuenti nei vari paesi e tra di essi. Sapere chi sono i potenziali vincitori e i potenziali perdenti con l'avvento di una data riforme à d'importanza capitale per decidere la sequenza delle riforme e mettere a punto politiche complementari, inclusa l'assistenza per la riduzione dei costi di allineamento nei settori non competitivi. Il rapporto giunge alla conclusione che la riforma ridurrebbe la povertà rurale nelle economie dei paesi in via di sviluppo, sia perché, nel complesso, esse avrebbero un forte vantaggio comparato nel campo dell'agricoltura sia perché il settore agricolo à di grande importanza ai fini della generazione di reddito in questi paesi. Anche la liberalizzazione delle attività a valore aggiunto à fondamentale ai fini dell'aumento dei posti di lavoro e delle opportunità di reddito al di fuori delle campagne. L'attuazione delle riforme à fondamentale Il rapporto sostiene che il modo con cui verranno attuate le riforme avrà importanti conseguenze per i paesi in via di sviluppo e mette in evidenza che il miglior approccio à la liberalizzazione globale coordinata delle politiche, illustrando l'importanza di un approccio multi-prodotto alla riforma, in quanto vi sono differenze enormi in profitti e perdite da mercato a mercato. Tale approccio consentirebbe inoltre ai paesi di compensare le perdite per determinati prodotti con i profitti per altri. Per esempio, l'aumento del prezzo dello zucchero a livello mondiale, da solo, potrebbe compensare la metà circa delle rendite contingentali perdute, che corrisponde a circa 450 milioni di dollari USA, per i paesi ad accesso preferenziale. Tale analisi dimostra che la perdita di rendite sarebbe molto minore di quanto comunemente previsto, perché gli alti prezzi di produzione consumano gran parte dei vantaggi potenziali derivanti dall'accesso preferenziale ai mercati ad alti prezzi. I consumatori in mercati fortemente protetti potrebbero trarre grandi vantaggi dalla liberalizzazione degli scambi, grazie al calo dei prezzi interni (che includono le tariffe) e all'aumento della scelta dei prodotti. I consumatori nei paesi poveri, importatori di prodotti alimentari potrebbero dover affrontare un aumento dei prezzi se questi mercati non fossero protetti prima della liberalizzazione, a causa dei maggiori costi per unità di importazione. Ma, in pratica, tali preoccupazioni si sono spesso dimostrate eccessive. Per esempio, la liberalizzazione degli scambi inciderebbe solo marginalmente sul consumo dei latticini nel Medio Oriente e nell' Africa settentrionale, mentre l'aumento dei prezzi a livello mondiale eliminerebbe le alte tariffe di importazione in modo tale da rendere minimo l'impatto netto sui prezzi di consumo dei latticini, così come i consumatori della maggior parte dei paesi in via di sviluppo dell' Asia e dell'Africa importatori di riso ne vedranno un calo dei prezzi. L'analisi prodotto per prodotto dimostra la portata della distorsione Questo rapporto fa da precursore, in quanto fornisce un'ampia analisi dei singoli prodotti - zucchero, latticini, riso, frumento, arachidi, frutta e verdura, cotone, frutti di mare e caffà - corredata di tutta una serie di esempi specifici di come le grandi distorsioni commerciali impediscano il flusso dello scambio, abbassino i prezzi a livello mondiale e scoraggino l'entrata nel mercato o rallentino l'uscita di produttori non competitivi. Questi studi dei prodotti dimostrano anche che le riforme porteranno ingenti guadagni, confermando i risultati dei modelli globali Il rapporto rileva che le barriere doganali sono alte per la maggior parte dei mercati dei prodotti di base oggetto dello studio (con l'eccezione del cotone, del caffà e pesce), compresi i paesi industrializzati e molti paesi in via di sviluppo. Per esempio, la media ponderata delle tariffe del commercio globale per tutti i tipi di riso à del 43 per cento ed arriva al 217 per cento per il riso Japonica. Molti paesi asiatici continuano ad essere i bastioni del protezionismo nei loro mercati agricoli ed alimentari. I sussidi hanno effetti simili, in quanto abbassano i prezzi a livello mondiale ed inibiscono l'entrata, creando una produzione in eccedenza da parte di produttori non competitivi, spesso grossi. I sussidi al cotone negli Stati Uniti e nell'Unione Europea, per esempio, hanno raggiunto 4,4 miliardi di dollari USA in un mercato di 20 miliardi di dollari. Nel mercato dei latticini e dello zucchero, gli effetti dei sussidi all'esportazione sono stati minori di quelli delle tariffe e degli schemi contingentali delle tariffe, in parte a causa delle discipline di sussidio all'esportazione introdotte nell'Accordo dell'Uruguay Round per l'Agricoltura. Le politiche interne di supporto e di protezione hanno effetti sostanzialmente negativi sui produttori dei paesi in via di sviluppo a causa delle dimensioni dei sussidi rispetto a quelle del mercato. Programmi di sussidio così ingenti proteggono i produttori non competitivi e penalizzano i produttori efficaci, spesso in paesi poveri. |