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E’ il momento di sostenere l'Età della Responsabilità

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E’ il momento di sostenere l’Età della Responsabilità

Financial Times (FT.Com)

 

A cura di Robert Zoellick

836 words

25 gennaio 2009

 

Inglese

(c) 2009 The Financial Times Limited. Diritti riservati 

 

Gli storici hanno diviso la storia dell’Europa occidentale in epoche che rappresentano i valori culturali, economici e politici del tempo. Si sono succedete età diverse quindi il Medio Evo, il Rinascimento, la Riforma e l'Età della Ragione.  Come potrà essere definita la prima metà del 21° secolo? Sarà forse l'Età dei Capovolgimenti di fronte, visto che i diversi stati si sono ripiegati su loro stessi alla ricerca di soluzioni nazionali all'interno dei propri confini nazionali, portando con loro le loro memorie di prosperità? Sarà l'Età dell'Intolleranza visto che immigranti e stranieri sembrano essere i soli colpevoli dell'aumento della disoccupazione? Oppure sarà semplicemente il Declino, puro e semplice? Potrebbe e dovrebbe essere l'Età della Responsabilità, come ha dichiarato il Presidente Barack Obama chiaramente. Ed affinché sia così, sarà necessario cambiare comportamento oltre che implementare politiche di cooperazione negli Stati Uniti ed in tutto il mondo.

 

E come potrebbe essere l’Età della Responsabilità? Prima di tutto dovrebbe essere un’età di globalizzazione responsabile, in cui l’inclusività e la sostenibilità abbiano la precedenza sull'arricchimento di pochi. Questo significa maggiore attenzione nel creare una crescita che preveda opportunità per i poveri, sviluppo tecnologico, micro-finanza e presiti alle piccole imprese, accordi commerciali che siano vantaggiosi per tutti e livelli di aiuto che siano sufficienti per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Le prime fasi sono rappresentante dal completamento del trade round di Doha e dal rinnovato impegno per garantire l'aiuto che è stato promesso.

 

Secondo, dovrebbe essere un’età di cura responsabile dell’ambiente globale. Un accordo sui cambiamenti climatici a Copenhagen in Dicembre che tagli le emissioni di anidride carbonica utilizzando nuove tecnologie potrebbe rappresentarne il trampolino di lancio.

 

Terzo, dovrebbe essere un'età di responsabilità finanziaria, sia a livello personale sia a livello sistemico. A partire da un accordo al summit G20 tra le più importanti economie a Londra  che permetta una cooperazione tra i governi a livello di espansione fiscale nel quadro di una disciplina di budget. Si dovrebbe anche concordare un piano che riapra i mercati del credito, che risolva il problema di mutui tossici in modo che le banche possano essere ricapitalizzate ed evitino il protezionismo.

 

Quarto, dovrebbe essere un’età di multilateralismo responsabile in cui i paesi e le istituzioni cerchino soluzioni pratiche a problemi interdipendenti. Uno degli esempi potrebbe essere rappresentato dallo sforzo di cercare e concludere un accordo sulle forniture alimentari umanitarie, i prezzi dell'energia o le imposte che incoraggino investimenti su fonti meno inquinanti e la conservazione dell'energia.

 

Quinto, dovrebbe essere un’età di azionisti responsabili la cui partecipazione all’economia internazionale implichi responsabilità e generosi vantaggi. Dovrebbe essere considerata come i vecchi club G che apre la via ad un gruppo di gestione che sfrutti le attuali realtà economiche. Questo gruppo dovrebbe essere spronato ad agire all'unisono o a discutere insieme. La nostra Età della Responsabilità dovrebbe essere globale e non solo occidentale.

 

La risposta alla crisi da parte nostra nei prossimi mesi sarà cruciale. Prioritariamente i paesi industrializzati dovrebbero accettare di devolvere lo 0,7 percento del loro pacchetto di stimoli ad un fondo di vulnerabilità per sostenere i paesi in via di sviluppo maggiormente bisognosi.   World Bank potrebbe gestire la distribuzione di denaro in collaborazione con le Nazioni Unite e le banche di sviluppo regionale. Potremmo utilizzare i meccanismi esistenti per distribuire i fondi velocemente ed in maniera sensibile, sostenuti da debito monitoraggio e protezione in modo da assicurarsi che il denaro sia speso in maniera conforme.

 

Dopo lo shock dello scorso anno di aumento incontrollato dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante, la crisi finanziaria aumenta il pericolo per i paesi e le persone meno abbienti. Il credito controllato e una recessione globale stanno erodendo le entrate dei governi e riducendo la possibilità di soddisfare gli obiettivi a livello di istruzione, assistenza sanitaria e politiche delle pari opportunità. Il recupero è molto lento. Gli investimenti esteri ed interni sono congelati. Il commercio soffre. Sta emergendo sempre più l'insoddisfazione sociale. Le stime suggeriscono un crollo dell'1 percento dei tassi di crescita nei paesi in via di sviluppo con conseguente povertà per oltre 20 milioni di persone. Oggi ci sono già 100 milioni di poveri in più in seguito alle dislocazioni dello scorso anno.

 

I paesi poveri necessitano tre interventi: programmi definiti a livello di sicurezza per ovviare all’impatto delle crisi; investimenti infrastrutturali per definire una base solida per la produttività e la crescita con lavoro per tutti; e il finanziamento delle piccole e medie imprese per creare opportunità di lavoro. I donatori dovranno personalizzare i contribuiti da versare nel fondo di vulnerabilità in modo da soddisfare gli interessi dei richiedenti. Questo approccio ha funzionamento bene nel caso del recente supporto giapponese e tedesco di ricapitalizzazione da parte della World Bank  a favore delle banche nei paesi poveri e della decisione di promuovere un finanziamento ad interim per i progetti di infrastrutture utili che avevano recentemente perso finanziamenti.

 

Si tratta di un piano facilmente ottenibile. L'obiettivo dell'ONU per quanto riguarda gli aiuti è dell'ordine dello 0,7 percento dell'economia di un paese. E l'obiettivo di devolvere lo 0,7 percento di ogni pacchetto di stimoli dei paesi industrializzati rappresenta solo una piccola frazione dei centinaia di miliardi destinati ai salvataggi delle banche, e che comunque potrebbe fare una differenza significativa per le centinaia di migliaia di persone che sono vittime della crisi e non per loro volontà. Ancora più importante, rappresenterebbe il segnale a favore di questo impegno che il mondo ha scelto di definire e non piuttosto di essere definito dalla crisi. Azione internazionale o politiche approssimative? Età della responsabilità o Età del Rovesciamento di fronte? La scelta è chiara.

 

Lo scrittore è il presidente di World Bank Group

L'articolo è stato pubblicato sul Financial Times il 25 gennaio, 2009.

 




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